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IL
MAIALE
Il
cotechino è fatto esclusivamente con carne di maiale.
Del
maiale, si sa, non si butta via niente. E vero: ma sul maiale si dicono
anche tante cose false. Qualche esempio: il maiale è sporco, è avido, e
la sua carne è troppo grassa. Del maiale non si parla: si sparla. Nel
linguaggio comune, chi mangia senza seguire le regole della buona
educazione è un maiale; chi si lascia andare ad atti indecenti è un
porco. Come chi sfrutta i propri simili. E si potrebbe continuare per un
bel pezzo.
La
cattiva reputazione del maiale nasce in epoca cristiana: quando Gesù li
costringe a venir fuori dai posseduti, ai demoni vengono attribuite le
sembianze di maiali, che corrono a gettarsi in mare. Il maiale è
dunque uno degli aspetti del Male.
Al
contrario, nelle culture precristiane il maiale era simbolo di fecondità
e di benessere. In certi casi era addirittura l’intermediario tra
l’uomo e la Divinità. Gli antichi Egizi indossavano amuleti a forma di
maiale, e sognare un suino era segno di fortuna in arrivo.
Quest’antica
positività dell’immagine del maiale non deve stupire: c’è piuttosto
da sorprendersi del contrario. La scrofa è infatti una madre molto
prolifica e premurosissima. Da queste qualità “materne” trae
probabilmente il nome; nell’antica Roma il maiale era infatti
dedicato ( ergo, sacrificato: tirar le cuoia è comunque il suo destino) a
Maia, antichissima Divinità femminile, Madre e Nutrice.
L’unica
concessione della cristianità al maiale è il porcello che accompagna S.
Antonio Abate, il santo che si celebra ancor oggi a Napoli il 17
gennaio; con fuochi così alti da necessitare a volte
dell’intervento dei pompieri. Il fuoco rappresenta l’herpes, o fuoco
di sant’Antonio, contro il quale il santo impiegava la sua arma segreta:
il lardo di maiale. E’ per questo che se lo portava sempre appresso.
Il
lardo alimenta un altro dei luoghi comuni più diffusi: la carne di maiale
è troppo grassa, e quindi va evitata, specie quando fa caldo.
Non
è vero. O meglio, non lo è più: una volta il “grasso di copertura”
dei maiali raggiungeva lo spessore di 8-10 cm. Oggi, grazie a particolari
tecniche di allevamento, questo strato di grasso non supera gli 1-2 cm.
A
sua volta, il grasso di infiltrazione, che un tempo arrivava fino al
15-20%, oggi raramente supera il 2-4%.
Abbiamo
appena fatto piazza pulita del primo luogo comune. Passiamo senz’altro
al secondo, che riguarda la pulizia: il porco è sporco per natura.
Lo dimostrerebbe il fatto che i maiali amano rotolarsi nel fango, (“come
porci in brago”, dice Dante).
Che
lo faccia, è vero. Che gli piaccia, non si sa. Sappiamo però perché lo
fa: per igiene. Il fango, una volta rappreso, lo protegge da insetti e
parassiti della pelle. In più, funziona da isolante termico, e quindi lo
difende dal freddo e/o dal caldo .
Il
maiale ha insomma un buon motivo per restare nel fango in cui lo abbiamo
gettato, facendolo precipitare dalle stelle (in Cina è uno dei segni
dello Zodiaco), alla stalle. Dove tuttora, ahilui, si trova.
Proseguendo
lungo la strada affollata dei luoghi comuni, ne incontriamo un altro: il
maiale è ingordo. La parola giusta da usare è un ‘altra: non ingordo,
ma “onnivoro”. Un gran vantaggio per gli allevatori, che
effettivamente gli danno da mangiare di tutto. E lui – ecco un’altra
delle sue tante qualità: non è schifiltoso - accetta di buon grado.
Per
tutte queste falsità sul suo conto, tramandate da padre in figlio come
perle di saggezza: quelle perle da non dare ai porci, (ma da dire sui
porci, sì!), il maiale dovrebbe quanto meno tenerci il suo caratteristico
muso. E invece no: se ne sta tranquillo a grufolare insieme ai suoi
simili.
Non
si comporta così per stupidità, ma per generosità. Il porco ci dà
molto, molto di più di quanto riceve: un po’ di cibo scadente, e –
come regalo finale - una coltellata. La scrofa fa i maialini due volte
l’anno, e ne fa tanti: da 8 a 9 per volta. Alla macellazione, il maiale
ha una resa superiore a quella di qualsiasi altro animale: e soprattutto,
col suo sacrificio rende possibile la produzione dei salumi, di cui
andiamo pazzi.
Se
il salvadanaio è a forma di porcellino è perché è simbolo di
ricchezza.
E
non solo. Avevano ragione gli antichi a considerarlo il simbolo del
benessere e della fortuna. Per fortuna che c’è!
Lo
sanno i fiorentini, che appena possono vanno a toccare il Porcellino, il
bronzetto collocato sul lato sud della Loggia del mercato Nuovo, perché
porta bene. Anche
se in realtà è un cinghialetto. Ma che fa? Il cinghiale in fondo è uno
dei progenitori del maiale: e poi la fortuna è cieca….
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